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Mario Tobino e la Versilia: reciproche influenze

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In occasione dell’anniversario della morte del poeta della follia, Mario Tobino, si è tenuto il 14 dicembre 2018 il convegno “Dalla parte del mare. Tobino e la Versilia nel Novecento a cura di Giulio Ferroni con il coordinamento scientifico di Marco Natalizi.

Il convegno presenta i primi risultati di un’ampia e organica ricerca, ideata e programmata dalla Fondazione Mario Tobino, sulle vicende della cultura della Toscana nord-occidentale dall’Ottocento agli anni più recenti: una cultura che, tra Lucchesia, Versilia, Garfagnana, tra bocca di Serchio e bocca di Magra, ha visto una fitta serie di rapporti e presenze internazionali, di eccezionale creatività nei più vari orizzonti, dalle arti plastiche alla letteratura al cinema alla musica, alla stessa costruzione del quotidiano.

ALCUNI INTERVENTI 

Giulio Ferroni –   Negli scritti dedicati a Viareggio, Mario Tobino ha fatto pulsare il cuore della città nel cuore del secolo scorso, ne ha fatto un luogo letterario carico di passione, di bellezza, di vitalità: luogo di una vita popolare rivolta verso un sogno di verità, di giustizia, di moderna libertà; dove il rapporto col mare sembra proiettare la vita quotidiana verso una luminosa e rischiosa utopia. Una città nella cui luce brilla un’immagine dell’Italia che forse oggi abbiamo perduto.

Alessandro Bratus  –  Il mio intervento sarà centrato sul tentativo di ricostruzione di una storia dell’attività musicale che aveva il suo centro nella Versilia, nei tre decenni che vanno dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, sulla base di fonti giornalistiche, memorialistiche, discografiche e audiovisive. L’obiettivo è quello di mostrare quale sia stata l’influenza di quest’area geografica sulla storia della popular music in Italia, e  come quest’ultima si possa inquadrare nell’alveo del più ampio contesto storico e sociale dei decenni presi in esame. La tesi forte è che l’osservazione di questo particolare contesto, per la sua rilevanza nel discorso e nell’immaginario nazionale, abbia avuto un impatto profondo sulla creazione di tendenze riconoscibili come di massa, anche attraverso la sua replica e riproposizione a livello nazionale attraverso i media, in particolare quello televisivo. In questa prospettiva il caso di studio presentato trascende la dimensione locale per acquisire una rilevanza a più ampio raggio, in cui il riconoscimento di alcune tendenze serve a indebolire, o perlomeno a sfumare in maniera più fine, una serie di assunti storiografici sulla storia delle musiche pop e rock in Italia, tradizionalmente centrate sulla discografia quale fattore determinante e trainante. La ricostruzione dell’attività di locali e club come La Bussola o La Capannina di Franceschi, solo per citare i più rilevanti, permette invece di effettuare una panoramica sulle pratiche musicali nella loro  dimensione quotidiana e di consumo, così da ricostruire un altro versante della storia della cultura popolare contemporanea, quello della fruizione quotidiana e dei repertori mainstream. In questo senso la ricerca costituisce un banco di prova metodologico capace di far emergere elementi in grado di approfondire la conoscenza della popular culture in Italia in tutti i suoi aspetti, da quelli più alti e tangenti le avanguardie di altre arti, a quelle più legati all’intrattenimento e ai piacere del corpo.

L’intervento di Franco Contorbia aspira a mettere a fuoco la trama delle relazioni umane e professionali che, soprattutto nel corso del decennio 1945-1955 (dalla fondazione dell'”Europeo” a quella del “Mondo” e dell'”Espresso”), ha legato i lucchesi Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti e ha successivamente coinvolto il versiliese Manlio Cancogni e lo spezzino Gian Carlo Fusco: quattro tra i protagonisti assoluti dell’universo giornalistico del secondo dopoguerra che hanno contribuito in modo decisivo alla modernizzazione della stampa periodica in Italia.

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L’intervento di Simona Costa, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università Roma3 e Presidente del “Premio Viareggio” dal 2012 (e precedentemente membro della Giuria), ripercorre la storia di questo antico Premio, cronologicamente secondo solo al Bagutta (1927), sin dalla sua nascita sulla spiaggia di Viareggio nell’estate del 1929 ad opera di Leonida Répaci e di altri due amici, giornalisti e scrittori: Carlo Salsa e Alberto Colantuoni. Attraversando gli anni del fascismo in cui lo stesso fondatore diede le dimissioni pur di non iscriversi al partito e poi il periodo ricco di fervore del dopoguerra, con la premiazione nel 1947 delle postume Lettere dal carcere di Gramsci, si arriva ai giorni nostri sull’avvicendarsi, dopo la morte di Répaci (1985) di più presidenze (Sapegno, Rosario Villari, Garboli, Siciliano, Bettarini, Costa) e di prestigiosi nomi di giurati (da Ungaretti, Montale, Longhi, Buzzati, Bobbio, Debenedetti  a molti altri). Ne nasce un caleidoscopico panorama dei grandi protagonisti della vita letteraria del nostro paese, ma non solo: complice il Premio Internazionale e poi anche il Premio del Presidente salgono via via sul palco del “Viareggio” figure di statura internazionale, e non solo letterarie: da Pablo Neruda (1967), Aimé Césaire, coniatore del neologiasmo négritude, Alexandros Panagulis, Coretta King, vedova di Marthin Luther King, fino a Willy Brandt, Gino Strada, Romano Prodi, Mario Vargas Llosa (che subito dopo il “Viareggio” ottenne il Nobel) e, ultimamente, don Luigi Ciotti e Giancarlo Caselli.

Si ripercorre così, tra polemiche anche accese, contrasti letterari e politici, alti e bassi finanziari, la storia di un Premio che da novant’anni si pone, mantenendo sempre intatta la sua autonomia e indipendenza nei confronti sia della politica che del mercato editoriale, come il più attento sismografo, e non solo per il nostro paese, della vita culturale e dell’evoluzione della società civile, proiettando sul suo grande schermo anche le ombre dei grandi eventi della Storia.

Nunzio Ruggiero – Ricostruire alcuni passaggi significativi della vita intellettuale in Versilia tra le due guerre, attraverso la ricognizione dei carteggi di scrittori, critici e filosofi che soggiornarono tra Viareggio e Forte dei Marmi nel corso degli anni Venti. In particolare, l’analisi delle circostanze in cui si svolsero le villeggiature di Mario Praz a Viareggio nel 1920 e nel 1927, e quelle a Cinquale di Guido De Ruggiero nel 1928 e nel 1931 – consentono di mettere a fuoco alcune dinamiche culturali significative del Ventennio, sullo sfondo della complessa geografia politico-letteraria della Toscana Nord-occidentale.

Emiliano Morreale  – Mario Monicelli e la Versilia. Come è noto, Monicelli dichiarò per tutta la vita di esser nato a Viareggio, pur essendo invece nato a Roma. Questa patria “elettiva” rimanda a un momento centrale della sua formazione, in gioventù e fino agli anni ’30. Una formazione che però si intreccia con i suoi studi milanesi, creando un singolare mix di cultura alta e bassa, che porterà alla creazione di una commedia “adulta” dagli anni 60 in poi.

Il volume Dalla parte del mare (Salerno Editrice, 2019) raccoglie i contributi presentati a Viareggio il 14 dicembre 2018, focalizzandosi sul maggior centro versiliese, patria di Mario Tobino, cresciuto sul ‘piazzone’, poi piazza del Mercato, dove era la farmacia del padre. Gli scritti, nel quadro del progetto della Fondazione Mario Tobino su Cultura, letteratura, arte nella Toscana nordoccidentale dall’Ottocento al Duemila, si affacciano su Viareggio, patria dello scrittore che tanto rilievo ha avuto per la storia della marineria tra Ottocento e primo Novecento e per il sorgere del nuovo orizzonte della vacanza marina già verso la fine dell’Ottocento e poi nel Novecento. Tutti i saggi del volume riguardano direttamente Viareggio: la Viareggio descritta, attraversata, amata dalle opere di Tobino, la Viareggio ‘popolare’ del carnevale, le vicende del glorioso premio letterario <<Viareggio>>, fondato da Leonida Rèpaci, presenze di intellettuali italiani in vacanza tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, il cinema di un viareggino d’adozione come Mario Monicelli, Viareggio come set cinematografico, i fasti della musica leggera nei celebri locali della zona.

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