Una pietra d’inciampo per Lippi Francesconi

Una pietra d’inciampo per Lippi Francesconi

Giovedì 28 gennaio 2021 nel piazzale di ingresso dell’ex Ospedale Psichiatrico di Maggiano (Lu) è stata posta la pietra d’inciampo per ricordare e onorare Guglielmo Lippi Francesconi, direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Maggiano dal 1936 al 1944. Presenti il Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, l’assessore regionale all’istruzione Alessandra Nardini, il consigliere regionale Iacopo Menchetti, la Presidente della Fondazione Mario Tobino, Isabella Tobino, Micaela Lippi Francesconi, nipote del medico e il Vescovo Mons. Paolo Giulietti. Hanno partecipato inoltre Neva Chiarenza e Marco Chiuso della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara.

Guglielmo Lippi Francesconi

Guglielmo Lippi Francesconi nasce a Lucca nel 1898, figlio di un medico dell’ospedale civile. Cresce in un ambiente ricco di stimoli culturali, frequentando i circoli cittadini e conoscendo figure come Puccini, Pascoli e Viani. Si laurea in Medicina a Pisa nel 1926 e inizia presto a collaborare con il manicomio di Fregionaia, dove si forma sotto Cristiani e Pellizzi, occupandosi di clinica e laboratorio.

Nel 1927 diventa vicedirettore della Casa di cura “Ville di Nozzano” e prosegue parallelamente l’attività accademica a Pisa. Negli anni successivi partecipa al dibattito psichiatrico nazionale, pubblicando articoli su riviste specialistiche e contribuendo all’affermazione del modello kraepeliniano. È autore di lavori su psichiatria ed eugenica, inserendosi nel vivace contesto scientifico del tempo.

Nel 1936, al pensionamento di Cristiani, assume la direzione del manicomio di Maggiano, dove imprime un forte segno personale all’istituzione. La sua guida si caratterizza per la volontà di rafforzare il ruolo della psichiatria come disciplina scientifica e per l’introduzione di nuove terapie, tra cui l’elettroshock.

Negli anni difficili della guerra, il manicomio diventa un punto di riferimento per l’assistenza e la cura, pur tra le tensioni del periodo. La sua vicenda personale si conclude tragicamente: nel settembre 1944 Lippi Francesconi viene ucciso insieme ad altri prigionieri al Ponte di Forno, vittima della violenza nazifascista.

Nel 2000, durante un congresso di psichiatria italo-tedesca, il professor Michael Von Cranach ricordò Lippi Francesconi come “uno degli esempi più luminosi in Europa di opposizione all’uso della psichiatria come strumento di sopraffazione e di violazione della dignità della persona…”.

Ma Lippi Francesconi era anche un grande appassionato di arte: nel 1933 strinse un forte legame anche con il pittore Lorenzo Viani che curava a Nozzano per i continui attacchi d’asma. Il suo talento “esplose” anche in campo artistico: fu proprio Lippi Francesconi a vincere, nel 1925, il primo concorso per il manifesto del Carnevale di Viareggio.

Oggi la sua tomba, assieme a quelle della moglie e del figlio Pier Luigi, è collocata a Vecoli, sulle colline che separano l’Oltreserchio dalla Valfreddana.

La Pietra di Inciampo

Le pietre d’inciampo (in tedesco Stolpersteine) sono un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.

La memoria consiste in una piccola targa d’ottone della dimensione di un sampietrino (10×10 cm), posta davanti alla porta della casa in cui abitò la vittima del nazismo o nel luogo in cui fu fatta prigioniera, sulla quale sono incisi il nome della persona, l’anno di nascita, la data, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta. Questo tipo di informazioni intendono ridare individualità a chi si voleva ridurre soltanto a numero. L’espressione “inciampo” deve dunque intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino e si imbatte, anche casualmente, nell’opera.

L’espressione “pietra di inciampo” è mutuata dalla Bibbia e dall’Epistola ai Romani di Paolo di Tarso (9,33): “Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso“.

Le pietre d’inciampo vengono posate in memoria delle vittime del nazismo, indipendentemente da etnia e religione. La prima, ad esempio, fu posata a Colonia in ricordo di mille tra Sinti e Rom deportati nel maggio del 1940. La maggior parte delle pietre d’inciampo fuori dalla Germania sono state documentate da due fotografi austriaci, Christian Michelides e Francisco Peralta Torrejón.

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