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Tobino in mostra al Museo della Follia

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Negli spazi appena restaurati della Cavallerizza di Lucca, la nuova edizione del “Museo della Follia” dal 27 febbraio al 18 agosto 2019. Un progetto di Contemplazioni.

La mostra itinerante sul legame tra arte e folliaa cura di Vittorio Sgarbi, realizzata da Cesare Inzerillo, Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli – si snoda in un percorso eterogeneo di oltre 200 opere tra dipinti, fotografie, sculture, oggetti e installazioni multimediali sul tema della follia.

Un percorso attraverso i turbamenti e i disturbi di vari artisti dove creatività e follia si uniscono nell’indelebile rappresentazione della parte più oscura della mente umana. Un allestimento unico che ospita alcuni capolavori dei grandi della storia dell’arte internazionale, che appartengono a prestigiose collezioni private e da importanti musei italiani e internazionali.

Particolare attenzione agli artisti toscani da Mario Tobino a Fidia Palla fino a Oreste Nannetti.

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 «Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento». È questa la condizione ideale per affrontare l’intimo rapporto tra arte e follia che si snoda nel labirinto sensoriale del museo

La mostra si articola in diverse sezioni: il percorso apre con i dipinti e le sculture di grandi maestri della storia dell’arte internazionale come Silvestro Lega, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue, Francis Bacon, la cui mente, attraversata dal turbamento, ha dato forma a un’arte allucinata e visionaria.

Prosegue poi con gli Stereoscopi: supporti magici attraverso i quali il visitatore viene trasportato nell’ex ospedale psichiatrico di Mombello. Qui ha trascorso diversi anni della sua vita l’artista Gino Sandri, le cui opere si alternano in un corridoio di emozioni. Gli fanno da eco le esperienze di altri artisti che, come lui, dentro ai manicomi hanno vissuto, scolpito e dipinto: Tarcisio Merati, Fiore, Pier Paolo Pierucci e Carlo Zinelli, i cui coloratissimi dipinti sono in dissonanza con le opere più intime e spirituali di Venturino Venturi, e insieme compongono un coro di voci giocose e al contempo tragiche, a metà strada tra fiaba e turbamento. Fabrizio Sclocchini ci conduce nelle stanze dell’ex-manicomio abbandonato di Teramo, attraverso una serie di fotografie dal titolo “Gli assenti”.

Testimonianze preziose, come la sezione delle Lettere mai spedite. Parole di dolore e poesia scritte dai pazienti ai loro cari che non le hanno mai ricevute, e recuperate oggi dagli autori della mostra presso alcuni ex-manicomi abbandonati. Oppure quegli oggetti che costituiscono la Stanza dei Ricordi e che diventano qui, in un allestimento diffuso, spunti suggestivi per un dialogo intimo con i grandi capolavori esposti.

E appare poi, come dentro a un ricordo, ambientata e ricostruita in un contesto onirico e profondamente intimo, la stanza di Mario Tobino nel manicomio di Maggiano con la Olivetti sulla scrivania, il lettino, le carte e i quadri. Non vi si accede che con lo sguardo, da feritoie alle pareti: della follia, se non la si sperimenta, non si può che essere testimoni.

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Perché Lucca? Perché per me è più importante della mia città natale – ha detto Vittorio Sgarbi illustrando la mostra – Nell’integrità sacra della città ho trovato delle occasioni uniche. Il mio primo libro letto da lettore libero è stato Tobino. A 9 anni”.

Inoltre una sala dedicata a Fidia Palla, lo scultore di Pietrasanta entrato a Maggiano nel 1924 e lì rimasto fino alla morte avvenuta nel 1944. Vent’anni di “croce incredibile e vera”, come lui stesso definì la propria condizione. Croce che trova oggi finalmente la sua espiazione fuori da quelle mura e dentro questo museo, in un mosaico di lettere e disegni. Il percorso espositivo comprende alcune video installazioni, tra cui i monologhi di Raffaele Morelli “La follia ci difende dal diventare aridi” e di Paolo Crepet “Arte Libertà Follia Dolore. Da Mario Tobino a Franco Basaglia”; e altri interessanti documentari, tra cui “O.P.G”, un estratto dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica sugli ospedalipsichiatrici giudiziari. Tra le novità di questa edizione c’è una imponente opera che porta la firma di Cesare Inzerillo: il titanico Calcio Balilladal titolo U.S.L. (Unione Sportiva Lucchese) dentro il quale ci si potrà camminare, a testimonianza della principale attrazione ludica presentenella maggior parte dei manicomi abbandonati. «E ci rivedevamo in quei pupazzi. Come noi erano prigionieri, come noi erano consumati, ecome noi rimangono solo divise e numeri» (Museo della Follia).

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