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Ritorna “Il figlio del farmacista”, esordio di Mario Tobino

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E’ stato ristampato nella nuova edizione di Vallecchi e con l’introduzione di Giulio Ferroni il romanzo di esordio di Mario Tobino, “Il figlio del farmacista“, edito per la prima volta da “Edizioni di Corrente” nel 1942.

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Il libro scritto nel 1938 e probabilmente concluso nei primi mesi del 1940 nell’Ospedale Psichiatrico di Ancona, è un romanzo autobiografico sulla giovinezza, sulla passione per la letteratura e sulla vocazione per la scrittura con tutto ciò che ne consegue: pena e solitudine, ma anche felicità e gioia. L’autore e la sua formazione, il suo modo di vedere e percepire il mondo sono le fondamenta della storia. Ritroviamo così la vita della Viareggio che tanto ha amato e che all’epoca era ancora una piccola città di mare e di pescatori; la farmacia del padre, il dottor Candido; gli studi a Bologna e la laurea in medicina; il manicomio dove inizia a lavorare e lo struggimento per la poesia.

La farmacia Tobino, Un’ora con Tobino, 1974

“L’ultimo capitolo del libro, Del perché del manicomio, evidentemente scritto nel manicomio di Ancona definisce il legame che sarà sempre essenziale per Tobino tra l’esperienza psichiatrica e la scrittura: comprendiamo che il manicomio è l’<<isola>> da cui sorge la voce poetica del figlio del farmacista. E qui si ricorda la sua vita di medico nell’ospedale, l’attenzione partecipe ad alcune situazioni e ad alcune figure di ‘matti’. La sua scelta di lavorare e vivere in un manicomio <<sperso, solitario nella campagna>>, è quella di appartarsi in attesa della poesia, che si annuncia nel silenzio della notte e dell’ascolto del dolore, nell’autenticità della psiche lacerata dai malati, nella dignità umana che il medico sa riconoscere nella follia.” Giulio Ferroni

“E’ la poesia un male peggiore del cancro, peggio della tisi, che almeno di queste malattie si muore, mentre invece della poesia si soffre soltanto, a meno che uno, rarissimo su milioni, non sia riamato dalla poesia e allora a questo felice e miracoloso mortale la poesia, innamorata, dà fiori, canti, sorrisi, per costui le danze, e la gioia, poiché il dolore del poeta fa canto.”  Capitolo ‘Il figlio del farmacista fa le poesie’ 

Nella rivista “Testimonianze” la recensione di Michele Zappella, psichiatra infantile molto amato dai suoi giovani pazienti e nipote di Mario Tobino

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