Premio Mario Tobino narrativa psicopatografica
Premessa
Ricordano Giacanelli e Boriosi, in un noto saggio del 1982[1], che «la psichiatria è fatta di parole»: parole che «diffondono un alone magico e misterioso», parole specialistiche, concepite, spesso, per costruire un linguaggio «comprensibile a loro soltanto», che esclude il cittadino e il malato proprio nel momento in cui pretende di rappresentarne il dolore. È un linguaggio tecnico, chiuso, a tratti quasi liturgico, che rischia di rendere «difficili e oscuri i fatti più semplici», irrigidendosi in un catalogo di etichette, diagnosi, definizioni. Nella stessa direzione riflette Geymonat, quando ammonisce che «il cattivo uso del linguaggio crea pseudoproblemi».
Eppure la psichiatria, più di ogni altra scienza, è chiamata ad ascoltare parole e spenderne: la sua materia è la carne viva della parola. La letteratura degli psichiatri rovescia l’opacità tecnica della psichiatria e le restituisce chiarezza, accessibilità, umanità. Scrivere, per uno psichiatra, come ha ampiamente dimostrato Mario Tobino, significa rompere l’isolamento disciplinare e rivolgersi a un pubblico di profani; scrivere di letteratura, per uno psichiatra, significa aprire il lessico della cura al dubbio, alla curiosità e al quotidiano. È un esercizio che riguarda tanto chi vive la psichiatria da dentro – tra terapie, fratture psicotiche e percorsi clinici – quanto chi a questa vi si accosta da fuori, cercando risposte, senso o semplici, appunto, “parole” comprensibili. Il concorso si rivolge non solo agli psichiatri, ma a tutti coloro che operano nel settore, in qualità di infermieri, assistenti sociali, volontari della salute mentale. Lo scopo è riattivare, tramite il lavoro letterario, un dialogo tra società civile e addetti alla cura, al contenimento, allo studio in ambito psichiatrico. Pur attingendo al proprio vissuto, è richiesto che i lavori presentati sappiano trasfigurarlo in termini autenticamente letterari, cioè, renderlo universale e non “ombelicale”, ritmato da uno stile personale e non affidato all’anonimità di una relazione.
[1] Le parole della psichiatria: il cittadino e la salute mentale dopo la riforma sanitaria, Ferruccio Giacanelli, Elena Giacanelli Boriosi, Zanichelli, 1982.

