Frammenti di emozioni

L’Assoziazione Teatrale Guarnieri in scena nell’ex O.P. di Maggiano

LABORATORIO DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE SUL SILENT BOOK DI ALESSANDRO SANNA, ore 15-16
L’idea di utilizzare “Come questa pietra. Il libro di tutte le guerredi Alessandro Sanna per esplorare il confine tra salute e malattia mentale è straordinaria e profonda. Sebbene il libro nasca per raccontare l’archetipo della guerra, la sua estetica — fatta di macchie di colore, figure che emergono dal nulla e trasformazioni fluide — si presta perfettamente a rappresentare il disagio psichico e la fluidità della mente.

La “Pietra” come Peso e come Origine

Nel libro, la pietra è l’arma primordiale, ma metaforicamente può rappresentare il nucleo del trauma o l’esordio della sofferenza.

Mente: La pietra è un elemento del paesaggio, qualcosa su cui camminiamo con stabilità.

Malattia Mentale: La pietra diventa un peso insopportabile o un muro che isola l’individuo dal resto del mondo.

Il Ponte: la “pietra” (il dolore) è comune a tutti gli esseri umani, la fragilità non è un’anomalia, ma una condizione intrinseca dell’essere vivi.

L’Acquerello: Il Confine Sfumatissimo

La tecnica di Sanna è perfetta per scardinare l’idea di “normale” e “patologico” come compartimenti stagni. Nelle sue tavole, i corpi si fondono con l’ambiente e i colori sanguinano l’uno nell’altro.

Concetto: La salute e la malattia mentale non sono due stati separati da un muro, ma sono come i colori di Sanna: sfumature su un’unica tela. Non esiste un punto esatto dove finisce il blu e inizia il nero; esiste un continuum.

La “Guerra Interna”

Il libro descrive una violenza che si ripete. Puoi traslare questo concetto sulla lotta interiore. Spesso la malattia mentale viene percepita come una “guerra” contro se stessi o contro visioni deformate della realtà. Utilizza le immagini delle esplosioni di colore per descrivere i momenti di crisi acuta, confrontandole con le pagine più vuote e silenziose che rappresentano l’apatia o il vuoto depressivo.

Il Ponte: La Ricostruzione

Il libro di Sanna, pur nella sua tragicita, e un ciclo. C’e una ricerca di senso nel caos.

Il “ponte” tra normalita e malattia e la comunicazione.

“Se guardiamo da vicino una macchia di Sanna, non capiamo cosa sia. Dobbiamo fare un passo indietro per vedere la figura. Allo stesso modo, la malattia mentale spesso ci impedisce di vedere l’uomo (la figura) perché siamo troppo concentrati sul sintomo (la macchia). Il ponte consiste nel tornare a vedere l’uomo intero.”

Le sfumature. Per farlo, ci faremo guidare dalle immagini di Alessandro Sanna e dal suo libro ‘Come questa pietra’. Sebbene l’opera nasca come una riflessione sulla guerra, le sue pagine ci offrono una metafora potente del confine tra ciò che chiamiamo ‘normalità’ e ciò che definiamo ‘malattia’.

La mente umana, come l’acquerello di Sanna, non ha bordi netti: i pensieri e le emozioni sfumano gli uni negli altri. Vedremo come la ‘pietra’ della sofferenza possa diventare un muro che isola o, se lavorata con cura, il pilastro di un ponte che ci permette di restare umani anche nel dolore più profondo.”

VISITA GUIDATA AL MUSEO G.B. GIORDANO DELL’EX O.P. DI MAGGIANO, ore 16-17

SPETTACOLOIL GATTO DI ADMIRA. PERCORSO DEDICATO AGLI INNAMORATI DI SARAJEVO”, ore 17

Il Gruppo Giovani della Associazione Teatrale Guarnieri, formato da ragazzi delle Scuole Superiori del Comune di Lucca e Università, porta in scena “Il gatto di Admira. Percorso dedicato agli innamorati di Sarajevo” con la regia di Miriam Iacopi.

Il caso di Admira Ismić e Boško Brkić, spesso definiti i “Romeo e Giulietta di Sarajevo”, è uno degli episodi più tragici e simbolici della guerra in Bosnia ed Erzegovina. La loro storia è uno straziante ritratto delle assurde e brutali conseguenze del conflitto, che ha lacerato la Jugoslavia negli anni ’90.

La guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995) e stata una fase sanguinosa delle guerre balcaniche seguite alla dissoluzione della Jugoslavia. Il conflitto vide contrapposti i tre principali gruppi etnici del Paese: i serbo-bosniaci, i croato-bosniaci e i bosgnacchi (musulmani). L’assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1996, e stato il più lungo assedio di una capitale nella storia della guerra moderna. Durante questo periodo, la città fu sottoposta a continui bombardamenti e al fuoco dei cecchini, in particolare lungo il tristemente noto “Viale dei Cecchini” (Snajperska aleja).

Admira Ismić, una ragazza bosgnacca di 25 anni, e Boško Brkić, un ragazzo serbo-bosniaco di 25 anni, erano fidanzati da otto anni e il loro amore era rimasto indifferente alle crescenti tensioni etniche. Avevano deciso di fuggire da Sarajevo per cercare un futuro migliore insieme. Il 18 maggio 1993, mentre attraversavano il ponte Vrbanja per raggiungere la sponda controllata dalle forze serbe, furono uccisi da un cecchino.

l legame tra il libro di Alessandro Sanna, “Come questa pietra. Il libro di tutte le guerre”, la malattia mentale e la storia di Admira e Bosko risiede nel concetto profondo del “ponte” come strumento di connessione e umanità di fronte alla distruzione e all’isolamento.

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